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Permacultura & MUTUO-AIUTI REPORT n.3 - SICILIA, Catania, marzo 2014

Questo mese il Gruppo di Mutuo-Aiuto siciliano si è riunito attorno ad Elena Parmiggiani, dell'Accademia Italiana di Permacultura, che ci ha avvisato su facebook di un seminario che avrebbe tenuto all'università di Catania...

tratto dal libro
    PO LOTTERIE
M.P.B.M
Teta

Raccolta-fondi per l'acquisto di un essiccatore domestico da assegnare il 30 gennaio 2024 tramite VOTAZIONE ONLINE ad una delle seguenti COMUNITA' ECOLOGICHE

0.7%
NOTA BENE ► Non premiamo biofeudatari privati ma ASSOCIAZIONI PROPRIETARIE DI TERRA con STATUTO DEMOCRATICO che praticano la OFFERTA LIBERA ed il DIVIETO DI LUCRO sui bisognosi di conforto, luce e sapere.

di A. Francesco Papa

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S.A.P. sta per "Seminario Aperto al Pubblico" e, in questo caso, è stato una presentazione di permacultura (introduttiva e non sostitutiva dei corsi di permacultura1), ospitato presso la facoltà di agraria dall'università di Catania e condotto da Elena Parmiggiani e Anna Bartoli, due membri dell'Accademia Italiana di Permacultura (che non è l'Istituto Italiano di Permacultura).

La discussione mi è sembrato avesse toni pastello.
I colori pastello si indossano in estate e sono quelli con cui è meglio tinteggiare le pareti di una casa prima della vendita. Devono essere belli, ma tenui e neutri affinché rispettino e incontrino il gusto della maggior quantità possibile di acquirenti. Ma un compratore compra più in fretta se, sopra uno sfondo deciso ed adeguatamente neutralizzato, trova anche dei buoni arredi ad aspettarlo!

Orbene. I “buoni arredi” in una conferenza sulla permacultura, sono i permacoltori, quelli che "zappano", scambiano, si arrovellano e discutono or di questo or di quel parassita.
Mentre la scorsa conferenza cui ho partecipato, si concluse con una carrellata di vitalistiche esperienze sul campo, ieri si è preferito insegnare e tenere fermi i più alti punti della teoria, tanto che sono arrivato a sorprendermi di quanto successo oggigiorno riscuota la filosofia, persino all’istituto di agraria! Io! Filosofo da lungo tempo rassegnato a socratiche sorti.
Deve essere la crisi dei tempi a compiere simili “miracoli”.
Il professore Guarnaccia ha parlato poco, ma anche lui alle ultime battute si è elevato oltre il rigore scientifico veleggiando verso qualcosa del tipo: “nuovo mondo, nuova società, nuovo uomo”. Proprio in questo, diceva, la permacultura si distanzia dall’agricoltura biologica. E’ comunque una persona coi piedi per terra. A un tratto, lo confesso, ho avuto la diafana sensazione fosse un bimbo che stesse dicendo: “facciamo facciamo facciamo”, ma quest’uomo ha senz’altro più idee di un bambino. Ne ho appuntata una di sfuggita.
La Sicilia è divisa in 17 bioregioni; occorrerebbero dunque, dico io, 17 aziende, 1 “campionessa” per ogni bioregione che raccolga i migliori metodi di gestione e le migliori risorse onde trattare nel migliore dei modi la propria particolare zona o fascia microclimatica, così da fungere da modello facilmente cooptabile per gli agricoltori intorno “afflitti” dai problemi colturali tipici di quell’area, ma troppo poveri o troppo impegnati per mettersi a studiare libri, pagare corsi e partecipare a convegni. Una visita in situ fornirà solida ispirazione a tutti.
Non sono sicuro che l’idea sia questa, ad ogni modo la suggestione pare interessante, meritevole di approfondimento.
Personalmente, però, vorrei dare una declinazione più radicale o “organica“ a quest’idea.
L’azienda agricola, quand'anche con un equilibrio ecologico interno pienamente permacolturale, ha un suo scopo “endogeno”: sfamare le città, ovvero quelli che amano stare barricati nei palazzi di cemento e si agitano per le strade nelle loro automobili allegramente impegnati a dispensare servizi e cultura agli utenti paganti della città stessa. Pertanto, i poveri vengono per l'ennesima volta tagliati fuori da ogni gioco pur santo pur pio pur ecologico e bio.
Accanto le 17 utili e indispensabili imprese di mercato, io proporrei dunque di affiancare 17 altre realtà, semplici gruppi di case o “ecovillaggi” in rete, in cui il potenziale di innovazione SOCIOLOGICA della permacultura possa respirare a pieni polmoni. L’autarchia sarà la parola d’ordine di queste realtà dentro il sistema binario: aziendagricola–città.
Oggi, come sappiamo - nel medioevo dell’efficienza - tale sistema lineare o “gemellare” di rifornimento pubblico delle provviste alimentari, non esiste, è invece confuso e polinsulare, dal momento che caffè e cioccolato e fichi e biscotti possono arrivare sulle nostre tavole anche dall’Uruguay senza che ce ne accorgiamo. L’azienda locale lavora per fornire un mercato più internazionale che locale, la competizione è sfrenata, e per sopravvivere è spesso necessario che le arance del marocco finiscano in sicilia e quelle della sicilia in svizzera. Ahahah si può solo ridere dinanzi a tanta stoltezza.
Lo Stato non guida né suggerisce alcunchè.
L’economia è “libera”, e trovandosi naturalmente un popolo abitudinario e capriccioso, è finita che – per avere “civiltà e progresso” – una città “deve” avere molti negozi o supermercati bio, e una “ottima” città deve almeno consentire di mettere in tavola sale dell’Himalaya e latte di cocco per squisiti dolci alla hawayana. Che importa se plastica e benzina e sfruttamento avviluppano queste cose sane e saporite?
Che importa se i chicchi di cioccolato per il mio rosso pancake al rabarbaro, sono stati colti dalle mani di una sventurata per una paga da fame? Ma poi, chi la conosce questa sventurata? Ci pensi l’ONU a sistemare la situazione! Il cittadino… paga le tasse anche per questo, perché i parlamentari in italia e nel mondo salvino il mondo.

 

Non è così?

 

Beh, tagliamo la testa al toro e coltiviamoci il NOSTRO cibo lasciando le donne somale libere di coltivarsi il LORO cibo e di lavorare per se stesse, non per la sofisticata mente raziocinante di un occidentale e le sue serate da gourmet!
Oh, ma dove sono andato a finire con la mia filosofia!!
Facciamo qualche passo indietro: è logico per me, “seguendo la permacultura”, ripiegare nell’autarchia che in una immaginaria società agreste – parallela e diversa da quella della città – trovi completa manifestazione. Non è possibile che la città incarni pienamente il modello di sobrietà e responsabilità aspirato da molti permacultori, perché nel momento esatto in cui non ho terra e il mio lavoro in ufficio assorbe il 90% del mio sacro tempo, io non posso collaborare e perciò devo comprare il cibo.

 

In città gli uomini che lavorano hanno diritto al cibo, ma non lo producono. Producono invece denaro.
In campagna gli uomini che lavorano hanno diritto al denaro, ma non lo producono. Producono invece cibo.

 

Esiste perciò complementarietà tra i due stili di vita, purtuttavia, uno solo dei due “sistemi” gode di organica indipendenza. Solo uno dei due può reggersi da se stesso. Solo uno dei due garantisce ai suoi affiliati vera sussistenza di base, perché il denaro non si mangia!
Quando si propone di allestire 17 principesse per ognuna delle 17 bioregioni naturali siciliane, ci si risolve di mettere in sicurezza la sussistenza di base delle città indipendentemente dal commercio con lontane nazioni straniere. Questo sarebbe anche molto giusto ed etico. Ma se la benzina e il denaro continuano a rappresentare – seppur in misura ridotta – il baricentro del sistema, fino a che punto si può dire che il sistema risultante è resiliente?
Risposta: fino a quando benzina e denaro sono disponibili a basso prezzo.
Ma questo non è garantito, i prezzi (anche delle assicurazioni) aumentano, il lavoro manca, e i big dell’alta finanza non sono mai paghi di scarabocchiare con le umane esistenze.
La povertà dilaga.
Quando i “campioni” dell’agricultura regionale sono solo aziende e non anche Evoluti Organismi Sociali (indipendenti dalle città e dalle aziende), non si rende onore alla “provvidente capacità della natura di sostenere la vita che giace nel suo seno”.


Fino a prova contraria, tocca alla periferia verde nutrire e vestire gli illustri abitanti del duomo di Catania, non ai lavoratori del Bangladesh o a quelli del Rio delle Amazzoni!

 

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Mi spiace, al momento nessuna buona comunità ecologica ha richiesto uno spazio promozionale qui.

Con un sistema produttivo decisamente bipolare: città <-> campagne intraregionali, la resilienza regionale – sostenuta dalle sapienti tecniche permacolturali (da migliorare e affinare) – sarebbe certo più forte e pulita di quanto lo sia adesso, ma non sarebbe reale al 100%!
Alcune persone o rete di persone, oggi, grazie all'agricultura, possono e devono coltivare seriamente la filosofia del “kilometro zero zero davvero”, al fine di ancorare stabilmente sulla terra, una volta per tutte, i massimi precetti della permacultura, solo come esempio utile ai “campioni”.
Io catanese senz’auto rinuncerò al cibo che viene da palermo, a meno che non me lo porti un mio amico in visita di cortesia proprio da palermo! Non userò più il marsala per il mio zabaione mattutino ma, chissà, forse anche il clima di paternò ha uguali potenzialità di quello di palermo, se qualcuno s’ingegnasse nella costruzione di una valida alternativa (ecosistemica e culinaria). Certo in Sicilia non siamo ai tropici, ma non siamo neppure tra i ghiacci di Asgard! Il cibo può crescere vario, gustoso e abbondante ovunque ed è possibile artigianare in ogni punto del territorio. La matematica conclusiva è:

 

- leccornie eccentriche
+ autarchia regionale

= resilienza locale

 

Autarchia autarchia autarchia.

Non riesco a capire in quale maniera una tizia seduta tra il pubblico abbia dedotto questa scandalosa parola dalle discussioni veramente soffici e filosofiche portate avanti dalle conferenziere, la Parmiggiani e la Bartoli. E’ evidente che sopravvaluto la mia intelligenza, perché – malgrado la mia intenzione di arrivare in ritardo – ho partecipato alla conferenza sin dal primo minuto ed accidenti, asfitticamente mancava ogni riferimento verbale alla benché minima pratica colturale, economica, tecnica od esistenziale! E ciononostante l’uditrice in terza fila ha alzato il dito e ha detto: “Voglio fare una domanda: cosa proponete esattamente? L’autarchia?”. Poi ha aggiunto: “C’entra qualcosa Nomadelfia con voi?”. Infine, la zampata del giaguaro: “Noi studenti di agraria sappiamo già queste cose! Cosa proponete di nuovo?”.
Per quanto riguarda la prima domanda, Elena ha ribattuto accennando qualcosa che dalla penultima fila non ho sentito bene, probabilmente la risposta era simile alla seconda che ha dato e che era questa: “Quelle sono scelte esclusivamente personali”.
Mi sono lasciato andare, in questa pagina, a qualche opinione personale sull’autarchia, proprio per considerare in una certa luce l’osservazione di quella studentessa di agraria. Se costei, da una vaporosa predica di 2 ore sui 12 principi holmgremiani della permacultura, ha “dedotto” una logica autarchica, forse che la logica autarchica appartiene veramente alla permacultura??

NOMADELFIA

Per quanto riguarda il discorso Nomadelfia, idem! Ripensandoci, mi vengono i brividi...

Nomadelfia è una comunità semireligiosa di circa 300 abitanti vicino a Grosseto, credo poco permaculturale perché ha più interesse per Gesù Cristo che per la sostenibilità ambientale, il destino e la gestione della terra dal punto di vista della terra stessa.

Ad ogni modo, questa donna dalla sua sediola arrivò a “dedurre” che la permacultura così come era stata presentata, avesse una vera e propria spiritualità, e non una spiritualità druida, bensì una delle più fatali: quella cattolica! Accidenti! Io ho ascoltato bene la dissertazione di Elena ed Anna, com’è possibile che non abbia capito che parlavano dello Spirito Santo! Che vergogna, per un sedicente devoto.
Mi viene da ridere, in effetti a me piace molto la permacultura, ma perché la vedo come la migliore base per un cattolicesimo finalmente “radicato”, “organico“. A quanto pare anche quella studentessa con un quoziente intellettivo più alto del mio, subì la stessa malia.
Una giustificazione alternativa con cui si potrebbe spiegare simile eccezionale acume, potrebbe essere che la ragazza avesse già letto qualcosa sulla permacultura, senza capirla, o fosse stata corrotta da qualcuno.
La terza questione da essa sollevata, vide la rotonda pienezza di Elena posarsi all’orizzonte come la luna, “per rischiarare coloro che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79). Allora una lama d’argento infranse l’aria e disse: “Se già sapete queste cose, applicatele. Se già sapete come riportare il mondo in equilibrio, parlatene!” ma, come si sa, i raggi lunari hanno poco calore, e infatti fino alla fine la studentessa insoddisfatta scuoteva il capo.
Dalle critiche e dal dialogo viene sempre un gran bene. In questo caso penso ci sia stata sufficiente critica ma non sufficiente dialogo, in quanto era veramente giusto quello che obiettava Elena:se già sapete come correggere il sistema, perché non parlarne?”.
Ora il corso al quale la studentessa in questione era iscritta non era quello di agraria docet, ma un altro a migliore impronta ecologica, più nobile e rispettoso dell’ambiente che prendeva un nome particolare che non ricordo. Dopo che la ragazza ebbe informato l’assemblea che “l’ecosistema non è un agro-sistema” e che “ci sono altri approcci utili e produttivi quanto quello permaculturale” il discorso si è fermato lì, non ripreso da nessuno, e così tocca ora a me privatamente farmi alcune ricerche sull’agro-ecologia e l’agro-ecosistemica (se si chiamasse così), per provare a capire cosa queste discipline abbiano in meno o in più rispetto alla permacultura.
La bocca maschile della critica fu prestata da un tale forte, bello e sicuro appoggiato al muro, il quale voleva numeri tempi e modi per convertire un’azienda tradizionale ad una permaculturale. Col minimo spreco di denaro ed energia. Va da sé che tutti hanno paura di rinunciare, di perdere, di investire somme considerevoli di denaro in previsione di vantaggi che vedranno i figli e degli sconosciuti figli di figli. Anna Bartoli fu chiara: “I tempi, come anche i costi dell’operazione, dipendono da quello che vuoi tu come agricoltore, come persona, e come commerciante”, e fu così che il giovane uomo terminò di obiettare. In ogni caso la domanda è così ridondante, che anche Mollison nel suo gramaire, già alle prime pagine fornisce tempi esatti: 8 anni. Anche se per le due relatrici non è “deontologicamente corretto” per un permacultore rassicurare il prossimo con date e ricette, so che i più ne hanno bisogno e forse bisognerebbe sforzarsi di elaborare una piattaforma di intervento “elementare” buona almeno per 1 data bioregione (quindi 17 piattaforme per 17 bioregioni). Gli aggiornamenti di un software, d’altra parte, funzionano proprio così: il core resta lo stesso pur evolvendo continuamente. Ogni sviluppatore migliora il “lavoro degli antichi”, a volte con piccole trovate altri anni con grosse novità, pensiamo a Windows ma, meglio, a tutti i programmi Open Source come Ubuntu o imprese sociali come Wikipedia che garantiscono (gratis) alcuni servizi essenziali all’umanità, in quanto umanità degna di tali servizi.

Il seminario si è concluso con una serata in un ristorante speciale, durante la quale ho avuto modo di conoscere meglio Elena e qualcun altro come Renzo che su facebook ha accompagnato spesso i miei voluminosi sproloqui, come del resto anche Elena. Sebbene si narrasse di una giovinetta dalla personalità ruvida e spigolosa, a me è sembrata dolce e croccante al punto giusto. Le guancette rosee e un arzillo raffreddore le conferivano un aspetto innocuo, da cerbiatto, e così la paura che mi desse botte è passata, forse troppo presto, vedremo!
Uscito di casa contavo di tornare massimo alle 20 in tempo per la 12° puntata di Heroes, e perciò i miei soli 2 euro nel portafoglio non mi preoccupavano più di tanto. Ma contro ogni calcolo sornione, il tempo per scambiare qualche chiacchiera alla fine della conferenza non è stato molto, Guglielmo ed Elena mi hanno invitato a cena, si sono offerti di pagare per me, ed io ho accettato l’invito! Ora, perché una condivisione sia davvero permaculturale, deve essere equa, e perciò mi sono un pò forzato a scrivere l’ennesimo papello, questo, sollecitato da Guglielmo che, poverino, ha espiato la mia imprudenza. I prezzi del ristorante (vegano) non erano normali!

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La colomba della pace vola di sito in sito. Aiutiamola a farle fare il giro del mondo portandola anche nel nostro spazio web! Questa è arrivata qui MERCOLEDI' 15 MARZO 2017, alle ore 14:57 da www.toscanafantasy.com
NOTE A PIE' DI PAGINA

I CORSI DI PERMACULTURA

1 I corsi PDC72H di permacultura si distinguono dalle libere lezioni o dalle presentazioni di permacultura, per il fatto che sono formalmente tenuti a ricalcare il format di insegnamento compilato da Mollison-Holmgrem per tutti i loro discenti. Solitamente i corsi di permacultura NON sono gratuiti, invece i S.A.P lo sono sempre, perchè hanno funzione sia pedagocica e sociale, che commerciale (promuovono i corsi a pagamento dello step successivo).