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Permacultura & MUTUO-AIUTI REPORT n.6 - SICILIA, Messina, agosto 2014

Il Gruppo di Mutuo-Aiuto siciliano questo mese si è riunito in un altro (aspirante) B&B in permacultura, ma stavolta a Messina, dove abbiamo collaudato la prima "Banca dei Semi" di Tupamaro2.

tratto dal libro
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di A. Francesco Papa

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L’esperienza “mutuo-aiuto“ si arricchisce in questo mese di spunti interessanti.
Una bancarella con un cartellone “Baratti – Chiedere a Tupamaro9”, era stata montata all’ingresso, ma il disinteresse o forse l’assenza della stessa Tupamaro9, l’ha condannata ad una antiestetica solitudine per tutti i 3 giorni di attività.

Di maggiore spirito è stata invece l’iniziativa di scambio-semi condotta dalla donna di casa, Tupamaro2.
Credo che la manovra più intelligente di questa banca informale, sia quella di affidare ad ogni “correntista” una ed un sola specie di seme, della cui moltiplicazione sarà ritenuto responsabile dinanzi a tutta la rete. Infatti la banca (Tupamaro2) aveva selezionato non qualsiasi tipo di seme, ma quelli più “permaculturali” (antichi, vigorosi, sani, produttivi, curiosi). Di questi urgeva perpetuarne l’esistenza. Foto e verbali “registravano” l’Atto di Affidamento ponendo in tal modo un qualche tipo di controllo ad una distribuzione incoerente quantunque gratuita di semi preziosi.
Quelli più dozzinali, Tupamaro2 (la banca) li dispensa senza troppe raccomandazioni.
Io ho adottato il fieno greco e la kamotzuna, che nell’inverno 2014 proverò a far crescere sull’unico spazio a me disponibile: il balcone costantemente in ombra a casa dei miei. Così, per gioco.
Per quanto la seduta sia stata relativamente breve (un solo pomeriggio), essa ha prosciugato la povera Tupamaro2, che alla fine appariva visibilmente spossata. Anche io ero effettivamente stanco al termine di questi 3 giorni. Il via vai di gente è continuo, e così anche le discussioni; il ritmo di lavoro non certo massacrante (ti riposi quando vuoi), tuttavia in complesso depauperante. Un mutuo-aiuto partecipato dall’inizio alla fine (2 giorni e mezzo), smembra i membri, e pertanto sono giunto alla conclusione che 3 giorni di caciara vanno più che bene e “il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37).
La casa senza nome di Tupamaro2 e Tupamaro1 a LaTanadelTupamaro1 (ME), sembra assolvere una naturale funzione “umifera”.
Tupamaro1 è uno sfacciato complottista, anche un alienista e solo Dio sa cos’altro. Tutta questa matassa di supposizioni sarebbe rimasta intoccabile sul podio di cristallo se sabato sera Tupamaro1 non avesse avuto l’idea di proiettare sul muro un documentario. E fu in questa maniera che il mutuo-aiuto di agosto prese una connotazione manifestamente culturale. Questa è cosa buona e giusta.
Inoltre, Tupamaro2 pratica yoga.
Le chiesi se praticasse yoga tutti i giorni, e lei ha risposto secca: “Fare yoga non è fare le asana1, e pertanto, purtroppo - quand’anche qualcuno avesse saputo per tempo che c’era una maestra di yoga in mezzo a noi – non avrebbe mai potuto avere il “diritto” di partecipare a qualcosa che lei stessa non ha praticato nei 3 giorni di mutuo-aiuto.

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Mentre per esercitare una filosofia/religione devi essere un convertito, per esercitare un asana non occorre fare scelte esistenziali, ciò per cui le asana sono fra gli esercizi spirituali più esposti alla “occidentalizzazione”, cioè ad un consumo usa-e-getta. Il beneficio, in ogni caso, sarebbe stato quello di rispolverare il legame con se stessi, di qualunque natura sia questo “sé”.
Ora, se il g.m.a. non vuole fare proseliti ma introdurre l’estraneo dentro una breve ed accidentata esperienza di vita comunitaria in nome della Condivisione, della Cura della Terra, e della Cura della Persona, sarebbe cosa molto buona prendersi cura di tutta la persona, anche di quella che non si vede! (anima e spirito). E se il nucleo ospitante – in questo caso Tupamaro2 & Tupamaro1 – partecipa ad una dottrina di cui non si deve vergognare, non è certo un peccato pubblicizzarne presso il g.m.a gli esercizi di yoga, SE LA PARTECIPAZIONE A QUESTE PRATICHE NON VIENE IMPOSTA.

Tupamaro1 col suo documentario fece orgoglioso la sua parte; Tupamaro2 un po’ meno perché condivise i suoi semi ma non la sua sapienza yoga (“a chi fu dato molto, molto più sarà richiesto” – Lc 12,47), tuttavia è una mancanza più che legittima questa, comprensibile, dal momento che la rete è giovane ed inaugurare la banca del seme era la priorità della giovane.

casa verde

La casa-senza-nome di Tupamaro2 & Tupamaro1 ha acqua in abbondanza, un bagno da spurgare, bellissime viti all’ingresso, un panorama da copertina, ed anche zecche. Ciò per cui ho dovuto battere in ritirata quando avventurandomi tra i campi, improvvisamente eccitato dall'idea di stare da solo, improvvisamente ricordai la spiacevole presenza.
Qualcuno diceva che le zecche non amano i luoghi umidi ma quelli secchi, e siccome non è bello scoprire la paura di ritrovarsi una zecca sul polpaccio durante una passeggiata all’aria aperta, si ode chiara la vocazione di questo luogo: laghetti auto-sufficienti e grandi fruttiferi di copertura. Peraltro mi pare di aver capito che il possedimento non è poi così ampio, e allora l’acquicoltura che produce anche 5 volte più di una analoga superficie trattata ad orticoltura, sembra la soluzione più conveniente. Peccato che i capi non amino il pesce! (sono vegetariani), ma potrebbero gradirlo gli eventuali ospiti – la casa-senza-nome aspira a configurarsi come piccolo B&B.
Il terreno, meno di un ettaro, sta in pendenza accentuata e senza costosi terrazzamenti lo spazio non potrà servire un progetto di acquicoltura e grandi alberi; tuttavia, oltre il cancello c’è uno spazio piano amplissimo che sembra voler aprire i sensi. I terrazzamenti d'altronde già esistono ma non ovunque ed in alcune parti franati.
Uno dei lavori di cui mi sono occupato è stato proprio il recupero di uno di questi. Interessante fu qui il metodo di propagazione dell’arte: Toti Delle Pezze i primi giorni iniziò due volenterosi studenti al mistero della cucitura tellurica, il terzo giorno se ne tornò a casa ma i due, Lorenzo ed Andrea, continuarono il lavoro con abile perizia. Il risultato fu veramente bello. Io più che prendere sassolini e gettarli “lì in fondo” non ho fatto, perché ai miei occhi tutte le pietre sono insopportabilmente uguali. Sicchè dopo aver capito che non ero utile laggiù, salii lassù.

notte cometa

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La colomba della pace vola di sito in sito. Aiutiamola a farle fare il giro del mondo portandola anche nel nostro spazio web! Questa è arrivata qui MERCOLEDI' 15 MARZO 2017, alle ore 14:57 da www.toscanafantasy.com
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1 Questo mi ricorda la posizione di alcuni cattolici quando dicono: "Pregare non è dire le preghiere".