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Permacultura & MUTUO-AIUTI REPORT n.4 - SICILIA, Ragusa, aprile 2014

Questo mese il Gruppo di Mutuo-Aiuto siciliano si è riunito al "VALLONE", non un ecovillaggio ma una piccola comunità in permacultura, anarchica ed ecologica, i cui caratteri spiegherò meglio qui, a mò di esempio od ispirazione...

tratto dal libro
    PO LOTTERIE
M.P.B.M
Teta

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di A. Francesco Papa

circle

Il Vallone:
dove si accampano gli angeli

 

L’esistenza angelica è la più permaculturale di tutte: gli angeli fanno tante cose ma non mangiano, non bevono, non sentono caldo né freddo. Sovrani rispetto ad ogni forma di tecnologia, il loro pensiero infinito sa perfettamente cosa sono, cosa erano, e cosa saranno.
Al Vallone Delle Pezze, in provincia di Ragusa, non si è ancora raggiunta simile perfezione d’essere, ma i ragazzi sembrano percorrere allegramente quella via. Non sono zingari di periferia, perché la filosofia del voler poco e dell’aver bisogno di poco li cinge1; risparmiano su tutto e lo fanno spremendo i metodi della permacultura, ciò che li proietta in una dimensione “new”. Solo per la solita odiosa scarsità monetaria si è accolti all’ingresso da una specie di baraccopoli invero poco allettante.
La penuria è talmente ipnotizzante, che solo dopo 1 giorno mi accorsi che adiacente al tendone della cucina, esiste un rudere già formato e abbastanza capiente. A volte mi chiedo in quali ‘si profondi pensieri sia avvinto il mio intelletto, per non accorgersi di quanto gli campeggia di fronte come il sole.
Ad ogni modo, il progetto prevede di fare di quel rudere la cucina e le sale comuni di accoglienza e ricreazione, e pertanto il confuso status quo non è intenzionale e può essere perdonato molto facilmente. Del resto, sono arrivato lì non come wwoofer2 ma come g.m.a worker, e perciò non avevo neanche il fantasma di un diritto da rivendicare.
I 5 membri “titolari” del gruppo di gestione del territorio (2.5 ettari), fanno propri i principi di alimentazione vegana, dunque – pur non mancando gli spazi, gli insetti e i rovi – di galline, quaglie e capre non se ne vede neppure l’ombra. Abbondano invece i cani.
Non ci sono uova e latte in cucina, un vero trauma per cuochi e pasticceri del mondo noto, che potrebbero trovare presto la depressione.
Nondimeno qui non si muore di fame, o almeno non vi sono morto io. Cereali, legumi e verdure possono rimpinzare comunque. Anche per un uso molto parco del sale, l’alimento singolo si evidenzia nel suo gusto originale. I piatti sono dunque “poveri”, ma potrebbero sempre “riuscire” se si curano con particolare attenzione gli accostamenti gastronomici. Ad esempio, ho scoperto che cumino-aglio-limone vanno bene insieme, patate-finocchietto selvatico proprio no.
Il gabinetto (a secco) è unico per tutti gli abitanti3 del Vallone. Estremamente primitivo e all’aperto, con una piccola giara proprio sopra il bidè, assicura all‘utenza la quantità d’acqua necessaria. Servirebbe solo per compostare la cacca; la pipì ognuno la fa sotto l’albero che preferisce, anche se forse è il caso di concentrare in qualche modo anche quella, sia perché è anch’essa ricca d’azoto, sia perché genera il rischio di cogliere casualmente verdura “contaminata”, se la si va a cercare fuori dai bancali standard. Farò le mie rimostranze alla padrona di casa la prossima volta che la vedo.
La doccia è anche quella all’aperto ed Alessandra mi ha spiegato brevemente il funzionamento, ma non vi ho prestato la dovuta attenzione. Pensavo ad altro.
La frugalità “angelica“ di questo gruppo di “indiavolati” (come li chiamava zio turiddu, un vicino di casa), investe molti altri settori della vita quotidiana. Non ci sono tv, non ci sono termosifoni e non ci sono lampadari, e il motivo principale di tutto questo è che al Vallone... non ci sono LOCALI!

 

E allora dove dormono i valloniani?”
qualcuno si domanderà

 

Nelle tende. I più organizzati in camper e furgoncini, in quanto isolano meglio dall’umidità esterna, doppiamente pericolosa quando piove.
A me è andata di lusso, visto che ho dormito in camper.
Soldi permettendo, il progetto prevede lo sparpagliamento nel territorio di “cellule di vita” (coppie o singoli), presso piccoli casotti ben coibentati, in mimesi con l’ambiente circostante. Probabilmente seguirà la stessa sorte il laboratorio artigianale. Esisterà poi un nucleo più grande e diverso dagli altri, comprendente cucina, la dispensa e ampio salone relax con divani e camino.
Il modello d’interazione sociale perseguito non è perciò orientato alla convivenza, bensì alla coesistenza, dal momento che il progetto edilizio non è mononucleare (una sola grande casa per tutti, concentrata in 1 punto del territorio) bensì plurinucleare (più alcove indipendenti e, a parte, un ritrovo comune).
Tale esperimento antropologico è in corso d’opera, e allora non ne posso valutare il successo o il fallimento. E’ sicuramente uno dei più seri tra quelli conosciuti finora in Sicilia all‘interno della rete di permacultura, in quanto il gruppo nella sua anarchica radicalità non aspira ad evolversi in corsificio a pagamento, in B&B o a sfornare scacce ed olive per qualche negozio bio. “Indipendenza” ed autosufficienza rispetto al “Sistema”, è quanto predicato da Alessandra Delle Pezze, la femmina alfa dell’eco-accampamento.
Io a dire il vero non sento di aver capito benissimo le intenzioni e le finalità di questo nuovo Microrganismo Sociale - autosufficiente soltanto parzialmente rispetto ai fruttivendoli di città - ma spero siano quelle che ho appena descritto, e cioè “chiusura” rispetto al City System ed apertura verso il “Country System”, il quale è un sistema nel quale il denaro prende poca parte perchè la ricchezza viene prodotta, affluisce e circola secondo criteri umani ed esperienziali, non economici.

Vendere il cibo è cosa buona, ma se la mia famiglia non muore di fame!
La “famiglia” in permacultura organica, non è mio marito e mio figlio, ma (anche) la Comunità Locale! Prima di spedirli in Guatemala, sono sicuro che nessuno qui intorno a me voglia i miei fichi, e che tali vicini non abbiano niente di apprezzabile da darmi in cambio?
Commerciare va bene, ma se non produco-per-commerciare e il mio denaro finisce nelle tasche di persone fidate, che conosco e cui voglio più o meno bene perché so che danno o potrebbero dare qualcosa di utile al mondo. Ecco dunque un approccio “olistico” non solo alla scienza e all’ecologia, ma anche all’economia e all’educazione civica.
Organizzare lezioni e farle pagare è cosa buona se il corso pertiene una chiccheria come la grammatica inglese, non una CONOSCENZA DI BASE PER L‘AUTOSUSSISTENZA! Si dovrebbero pagare le consulenze specialistiche a godimento privato, non quelle pubbliche, a valore pubblico e ad utilità pubblica!
Esse costituiscono il FONDAMENTO del benessere pubblico!
La buona cultura della permacultura non può diffondersi solo sugli strati paganti della popolazione, ma anche presso quelli più bassi, molto più bassi, perché non possiamo mai penetrare le vere cause della povertà e tutti hanno il diritto/dovere di farsi le cose in casa.
Contro i sofisti vecchi e nuovi che ci hanno indottrinato a certe “verità“ (liberiste e bioliberiste), la permacultura organica ricorda che il denaro come ticket d’ingresso al Sapere Primario è una pratica che trova conciliante o indifferente la pemacultura urbana, ma mortalmente ostile l‘Etica, lo Spirito e, soprattutto, le persone.

Suppongo che il buon esito dell'impresa4 valloniana come anche di ogni C.E.R.E.L5, verrà a dipendere dalla quantità di valore che il gruppo saprà attirare, dove per “valore” s’intende:

  1. Persone dotate di talenti e competenze professionali.

  2. Persone dotate di spirito.

  3. Persone dotate di denaro.

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Mi spiace, al momento nessuna buona comunità ecologica ha richiesto uno spazio promozionale qui.

La “concentrazione di valore” al Vallone è un processo già in atto.
Alessandra, oltre a spargere risate cristalline nella valle, è laureata in scienze naturali, ed è sempre bene avere in simili contesti una “persona formata secondo i canoni della scienza occidentale“ (ma quali giri di parole mi tocca inventare per NON usare la parola “preparatadando soddisfazione alla di lei persona!).
Philip tira fuori dalla sua testa idee come conigli dal cappello del mago.
Toti è il falegname del gruppo e non è poco!
Ruben lavora come cuoco in relazione costante e diretta col City System, e perciò è la principale fonte di denaro della famigliuola elfica (ma Philip lo vedo meglio come gnomo con la sua lunga barbetta rossa nel suo pertugio di albero secolare).
Tutti e 4 offrono un contributo che da solo sarebbe ben poco utile e largamente insufficiente alle esigenze di auto-mantenimento, ma – in sinergia l’uno con l’altro – fanno da batteria a uno stile di vita comunitario, forse disagevole ma coerente, denso di idealità e tutto sommato sereno (ma non ho vissuto a lungo con loro e perciò non saprei dire fino a che punto).
Il gruppo non sussisterebbe così com’è senza altre due “stampelle”:

  1. Grazie ad una rete di scambi LOCALI già formata, molti beni non prodotti direttamente dal Vallone, arrivano al Vallone mediante il baratto, dove l'espressione "baratto“ include anche il baratto di lavoro (tempo, energia).

  2. Grazie al w.w.o.o.f., facebook e i seminari di permacultura organizzati in città, il gruppo si avvantaggia di contatti e contributi provenienti da persone altre. E’ Paola che dal Brasile ha portato "zio turiddu“ a Ragusa, dando modo a Philip di estrinsecare una ulteriore abilità (teatrale). E’ Casper che ha costruito un rudimentale xilofono e che impastava argilla e che avrebbe potuto fare queste cose molto meglio guidato da un esperto in un laboratorio artigianale già montato.

Un commercio umano è quanto, prima del denaro, arricchisce il gruppo! E’ questo modo di farsi relazione che migliora e perfeziona l’output possibile, piantando al contempo la possibilità di estendere la rosa dei 4, ai 10 che un Vallone ben coltivato potrebbe sostenere. Ciò ne accelererebbe l’evoluzione e favorirebbe quanto prima la conclusione dei costosi lavori di impianto delle infrastrutture.
Ora la domanda che ci si pone è:


Il fenomeno valloniano è galileianamente riproducibile da parte di altre persone di simili velleità?


Penso e credo di no.
Il bizzarro costrutto sociologico è stabile nel suo essere a seguito di 5 coincidenze una più fortunata dall’altra:

  1. Toti è un falegname freelance, Ruben ha trovato un lavoro nella vicina città (6km), e Philip si arrabatta con un lavoro in Danimarca mentre al Vallone ricerca e mette in opera soluzioni d’ingegno. In questi tempi di disoccupazione e di celeste preparazione scientifica, il saper fare qualcosa di concreto e l’ottenere dalla città più vicina delle entrate piccole ma costanti da far confluire in una cassa comune per obiettivi comuni, sono caratteristiche che distinguono questo gruppo di scalmanati, da un qualsiasi altro gruppo di speranzosi scalmanati.

  2. Philip ha il diritto di proprietà sul terreno, ciò che li distanzia da quei progetti cui il contratto di comodato, affitto, dono a tempo imprecisato o usufrutto mette una ipoteca luccicante come la luna sul futuro della comunità, anche in relazione ad eventuali figli!
    Chi oggi ha una fede così salda nella bontà della società moderna da fare sogni tranquilli con un affitto da pagare come un esame da superare a 60 anni, dopo 20 anni di lavoro nella mia terra, affinchè possa acquistarla definitivamente? Se qualcosa va male e l’apocalisse dovesse tardare a venire, sfrattato dalla mia ormai florida cascina potrei dover ritornare vecchierello e vecchierella per le ricche strade di città a mendicare i soldi per una lattuga che prima con un pò d‘acqua il bancale mi dava gratuitamente! Perciò, la piena proprietà sulla terra che si accudisce ogni giorno, è un must per la stabilità psichica della gente comune, la quale comunemente non ha soldi per comprare ettari e case.

  3. Non è tanto vero che Philip possiede la terra. E’ più vero che l’ha ricevuta in dono da suo padre, una persona chiaramente liberale e dall’intelligenza così versatile e ricettiva, da dare cartellino bianco alla foschia di aspirazioni non solo di un figlio, ma di una generazione di sognatori sbandati dalla permacultura, ancora non così ben compresa in Italia, neppure dai professori! Perciò, no padri-fondatori no tarantelle.

  4. Il terreno non è 1 ettaro, 5.000mq o 2.000mq, consta di 2.5 ettari. Differenza non irrilevante questa, poichè solo con uno spazio sufficiente di terra il gruppo può potenzialmente configurarsi come U.E.E6 o persino come C.E.R.E.L7. La nostra famiglia valloniana possiede certamente uno spazio atto a farla evolvere in Comunità Piccola.
    Se, poi, una piccola comunità accogliesse occasionalmente altre 2-3 persone gratis, con vitto e alloggio già previsto e garantito, il tutto prenderebbe una dimensione “social” e denaricida, ovvero non chiusa, non auto-referenziale e al riparo da involuzioni bigotte8 e mercantilistiche9.
    In 2.5 ettari è possibile sviluppare auto-sufficienza per ±10 persone, e nel momento in cui i “posti” disponibili saranno occupati e gli abitanti andranno in giro per il mondo col volto roseo e ben pasciuto, ecco che avranno in mano doni concreti da portare all’umanità. Non soluzioni per la scala mobile, le pensioni, gli immigrati o la cassa integrazione, ma una valida, bella e pulita alternativa socio-esistenziale (sebbene forse, per alcuni, un po’ troppo essenziale).

  5. Percepire un atto di generosità da parte di un padre è un conto, farlo a degli estranei un altro. Philip di Copenaghen, forte della sua proprietà, si è offerto di andare dal notaio per firmare la donazione di alcune quote ai compagni, ratificando un regime di comproprietà della terra. Poco importa che Alessandra la pazza abbia rifiutato. L’atto, nel momento in cui è stato detto, è stato fatto. In quel momento si aprì uno squarcio nel cosmo che avrebbe potuto cambiare il corso legale degli eventi. Comunque, ha sicuramente cambiato quello reale, confermando col portafoglio un sodalizio già esistente a livello del cuore. Io sono certamente più disincantato e avrei detto: “Si Philip, andiamo presto dal notaio”. L’eredità è un bene che, nell’insaziabile intento di assicurare una rendita a figli, nipoti e pro-nipoti, ha distrutto fastosi casati, figuriamoci quale riguardo potrebbe tenere verso eventuali estranei che dovessero malauguratamente trovarvisi in mezzo!
    Alessandra, scegliendo di confidare in un legame d’affetto che dovrebbe superare le lotte dinastiche per il potere, si è esposta alle tempeste del caso e della moderna società legalista e burocratica, e proprio questo ne conferma l’angelica perfezione. Speriamo che suo fratello, Philip, la protegga… anche da se stessa.

Quelli che ho appena finito di elencare sono 5 piccoli miracoli, così, se nella Sicilia occidentale abbiamo ad Alcamo "l’Orto dei Miracoli”, qui ad oriente abbiamo la “Valle dei Miracoli”, e questi miracoli non sono cose o frutti, ma persone in grado di rinunciare ogni giorno all’acqua calda e allo svelto per i piatti.
 

Ma come fanno?


Il clima è dolce al Vallone e ci si può stendere sull’aia come lucertole al sole, anche quando un poco più sopra, da Saro, venti cavallini scorazzano irritando ovunque la siesta.
I miei occhi non sono rimasti assetati di verde e di protezione come avverto in altri posti che pur in aperta campagna mi risuonano dentro vuoti come tamburi. Forse sono le anse e le rocce a porgermi questa sensazione benefica. In definitiva giudico positivamente non tanto quello che è, ma quello che il Vallone sarà.
Con casa, casupole, giare e sentieri a go-go, vivere lì è possibile, anche senza pagare bollette della luce e del gas.
Un tempo c’erano gli anacoreti e i padri del deserto e tutti li rispettavano; oggi ci sono i valloniani, che vivono come gli anacoreti, ma che dai locali è così facile vengano rimproverati come…

INDIAVOLATI!

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colomba
La colomba della pace vola di sito in sito. Aiutiamola a farle fare il giro del mondo portandola anche nel nostro spazio web! Questa è arrivata qui MERCOLEDI' 15 MARZO 2017, alle ore 14:57 da www.toscanafantasy.com
NOTE A PIE' DI PAGINA

1 ...Un vero zingaro ha poco mentre vorrebbe aver tutto!

2 "Wwoofer": iscritto all'associazione W.W.O.O.F, la quale associazione offre agli iscritti non soldi ma vitto+alloggio in cambio di massimo 4-5 ore di lavoro quotidiano in azienda agricola, o in struttura di natura agreste.
Per libere recensioni sulla qualità dell'ospitalità incontrata, visitare il forum: http://wwoof.forumfree.it (adesso disattivato - qui avevo depositato la mia esperienza personale presso una di queste aziende del circuito).
Sembra che presidente, vicepresidenti e cricche del WW.O.O.F non desiderino che i wwoofer discutano tra loro online, pubblicamente delle fattorie e dei capifattoria iscritti all'associazione; di conseguenza, al sito ufficiale dell'associazione non è connesso nessun forum ufficiale. Almeno fino al 2017. Quello qui indicato era curato da Francesco Setti, un privato wwoofer sensibile a questa evidente deficienza.

3 Esistono gabinetti privati nelle casupole private dei 5 membri del Vallone, ma sono ancora in costruzione!

4 …cioè il completamento in tempo utile dei lavori di base - corpo centrale + stanze satelliti.

5 "C.E.R.E.L" in permacultura organica è il corrispettivo di un "ecovillaggio minimo", retto da uno statuto determinato ("cas-statuto") che forma la "cas-associazione" e non un insieme di privati proprietari ecologici in cooperativa. Il cas-statuto è depositato online in tutti i suoi articoli (modificabili previa discussione pubblica), al sito www.permaculturaorganica.info.

6 U.E.E - "Unità Elementare di Ecovillaggio", dove per "ecovillaggio" s’intende almeno 20 persone su almeno 5-10 ettari di terreno di media qualità. Infatti 4-5 persone sotto uno stesso tetto, pur estranee e senza legami di sangue, a conti fatti sono “solo” una nobile famiglia; 9-10 persone sono più una piccola comunità. Lo spazio “agritativo” può perciò essere proporzionalmente occupato da: a) famiglia, b) piccola comunità, c) ecovillaggio minimum di una ventina di persone, d) ecovillaggio medium di 40 persone, e) ecovillaggio largus di 80 persone f) Regione Autosufficiente di circa 150 persone, della quale parleremo nell’opera futura di un mondo futuro.

7 Il "cerel" è la formalizzazione giuridica di un nucleo in permacultura ORGANICA, e sta per "Centro Ecologico di Raccolta Energia e Lavoro". Esso si distingue da un'U.B.E.E per i caratteri e le finalità dichiarate nel testo di riferimento ("Lineamenti di Cerelicoltura: il vantaggio di vivere insieme", di A. Franesco Papa).

8 L'estraneo "apre" per sua propria definizione la famiglia o la comunità accogliente a punti di vista altri, sottoponendoli ad uno "stress" che, però, nel tempo ne migliorerà la resilienza e l'adattamento al mondo concreto "là fuori"!

9 E' facile, quando si hanno edificati disponibili, rifinirli ancora e poi ancora per offrirli infine a cittadini paganti, riservardo le "stalle" agli ospiti non-paganti. La questione sottesa è il destino finale delle quote di copertura abitativa permesse dal Comune di appartenenza in relazione al numero di ettari di suolo posseduti dal proprietario: ai parenti o agli amici? Per la carità o per il lucro? Per fondare comunità resilienti o per aggiungere "Country Resort (Spa)" al City System? Per restaurare l'unità dell'uomo moderno con la natura, o celebrare nozze, cresime e compleanni? Precisamente da questo bivio la permacultura urbana e la permacultura organica prenderanno strade differenti.